Eugenio Durante

4 Hotel · · voto 7/10

4 Hotel, la nona stagione parte dalle Eolie: un format che non si consuma

4 Hotel, la nona stagione parte dalle Eolie: un format che non si consuma

Il 4 è entrato nelle nostre vite e non se n’è più andato.

Ditemi la verità: chi è che oggi va a cena in quattro e non fa il suo personale 4 Ristoranti? Location, menù, servizio, conto. Il voto arriva prima ancora del caffè. Poi è arrivato lo spin off, e la stessa cosa ha iniziato a succedere in albergo. Entri in camera e la prima cosa che fai è aprire l’armadio e guardare sotto il letto. Il letto lo tocchi. Il phon lo provi. La colazione la giudichi ancora prima di sederti.

4 Hotel è la messa in onda di un gesto che facciamo già. Ecco perché siamo alla nona stagione e nessuno si è ancora stancato.

Nona stagione, otto posti nuovi da vedere

La nuova edizione porta Bruno Barbieri in otto tappe italiane, e si parte dalle Isole Eolie. Prima puntata tra Lipari e Salina, che è una scelta di apertura molto furba, perché sono due isole contrapposte in tutto.

Lipari è la più grande, la più viva, quella con il centro storico, il castello, il movimento. Salina è verde, silenziosa, elegante, la malvasia e i capperi. Non è solo una differenza di paesaggio, è una differenza di idea di vacanza. E quando cambia l’idea di vacanza, cambia anche il metro con cui gli albergatori si giudicano tra loro. La gara nasce lì, prima ancora dei voti.

Gli scorci sono il marchio di fabbrica, i villain pure

Le Eolie fanno il loro dovere: mare, scogliere nere, terrazze che si aprono all’improvviso. È il marchio di fabbrica del programma, quella cartolina lunga trenta secondi che ti fa aprire il telefono e cercare i traghetti per settembre. Funziona sempre e funziona anche adesso.

Ma 4 Hotel non è mai stato solo un catalogo di panorami, e infatti i villain non si fanno attendere. Arrivano prestissimo, come da manuale. Il bello è che qui la cattiveria è ancora quella buona, quella che nasce dal fatto che a giudicarti è un tuo concorrente diretto e non un critico di passaggio.

Quattro albergatrici, lo schema di sempre e un ribaltamento

Lo schema del casting lo conosciamo a memoria: c’è l’albergatore buono, quello figo, quello saccente e il villain. È il quartetto che il programma ripete da nove anni perché funziona.

Quest’anno però le Eolie ci mettono un twist che non avevo previsto. Cambiando isola, si ribaltano i ruoli. Chi a Lipari è la villain, a Salina diventa quasi ragionevole, e viceversa. Non è un difetto di scrittura, è la geografia che si mette in mezzo alla gara: cambiare isola significa cambiare il contesto in cui una struttura ha senso, e quindi cambia anche chi ha il diritto di fare la voce grossa. Un albergatore che sembrava insopportabile a casa d’altri, a casa propria diventa credibile.

In gara ci sono quattro strutture giustamente diverse tra loro: l’Hotel Ravesi a Malfa, su Salina, ricavato da un antico borgo di famiglia. Al Belvedere, piccolo, sette unità tra camere, suite e villa, con la colazione portata avanti a colpi di marmellate fatte in casa. L’Hotel Mea, quattro stelle a due passi dal centro di Lipari, trentasette camere e la vista sulla baia di Marina Lunga. E le Rocce Azzurre, il primo hotel costruito a Lipari, nel 1963, a strapiombo sul mare con il pontile per le barche.

Quattro modi diversi di stare sulla stessa manciata di chilometri quadrati.

Barbieri fa Barbieri, e va bene così

Bruno Barbieri è ormai schiavo del suo personaggio, esattamente come Alessandro Borghese lo è del suo in 4 Ristoranti. Lo sguardo sopra l’armadio, il dito che passa sulla mensola, il topper che manca e la faccia che fa quando manca. Sappiamo già tutto prima che succeda.

Poteva essere un problema e invece non lo è, perché in mezzo alla liturgia lui continua a piazzare qualche guizzo divertente, di quelli che non sembrano scritti. Sono pochi e ben distribuiti, ed è esattamente la dose giusta. Un conduttore che si diverte ancora un po’ del proprio tormentone è un conduttore che non ha ancora stancato.

Perché il format regge, e regge benissimo

La mia opinione, alla fine di questa prima puntata, è che 4 Hotel non abbia nessun problema di età.

Il motivo è quello da cui sono partito. Tutti possono fare il proprio 4 Ristoranti o il proprio 4 Hotel, in qualsiasi weekend, senza telecamere. E a tutti piace viaggiare. Il programma prende queste due cose e le mette insieme: l’evasione e il giudizio. Guardi per sognare un posto e resti per dare un voto a qualcuno. Sono due piaceri che di solito stanno separati, e infilarli nella stessa formula è una trovata che potenzialmente non finisce mai, perché non finiscono mai né i posti né la voglia di dire la nostra.

C’è poi una qualità che si nota solo se guardi tanta televisione: il programma fila. Puoi perderti un pezzettino mentre giochi col telefono e rientrare senza aver perso niente. In un’epoca in cui la prima serata si guarda con un occhio e mezzo, non è un difetto di scrittura, è una scelta di montaggio che tiene conto di come guardiamo davvero.

E un plauso serio al casting, che continua a trovare abbinamenti azzeccati tra struttura e personaggio. Con un tema come l’hôtellerie non è per niente facile, perché a differenza di un ristorante l’hotel non ha una cucina che ti racconta subito chi sei. Qui invece la persona somiglia sempre al posto che gestisce.

Nona stagione, e la formula sta ancora in piedi da sola. Buon viaggio, ci si vede domenica prossima.

Dove vedere 4 Hotel: la nona stagione di Bruno Barbieri 4 Hotel va in onda ogni domenica alle 21.15 su Sky Uno, in streaming su NOW e on demand su Sky Go. Le prossime tappe: Marche, Monferrato, Lignano Sabbiadoro e Grado, Sila, Brescia, Castelli Romani e Como.

Tutte le recensioni

Commenti